La sera arrivò – II parte

 

 

L’atrio era quello di una casa antica e, con una valutazione sommaria, la giudicò molto ricca. Il buio imperava, solo da una porta aperta scaturiva la luce splendente di una casa serena e normale. Così almeno sperava Eva. La cameriera la condusse proprio là, per poi sgusciar via velocemente. La stanza illuminata in cui era entrata, arredata di mobili di legno in stile classico e costellata di quadri di ogni dimensione, sembrava deserta. Dopo qualche passo, Eva si sentì convocare. Non da una voce, né udendo il proprio nome. Nessuno aveva proferito parola, era forse solo una sensazione. Procedendo lentamente, molto intimorita ma pervasa di curiosità, decise di esplorare il luogo in cui era capitata. Vide ritratti appesi alle pareti, di nobili di altri tempi, che sembravano controllare i suoi passi. Osservò paesaggi in cui i particolari erano stati dipinti con precisione maniacale, ogni sfumatura e ogni filo d’erba parevano reali. Le nature morte erano quasi odorose di frutta matura e fiori freschi, mentre un passero posato sulla linea sfocata di un tavolo acquerellato saltellò per beccare una briciola di pane. Questo la fece sussultare, pareva tutto vero! Così che, mentre delle contadinelle abbigliate in modo brioso salivano per arrivare ad una casa bianca più in fondo, dalla tela le arrivò un altro forte richiamo. Eva spalancò istintivamente gli occhi, senza capire chi avesse potuto chiamarla in quel terribile luogo con fare tanto imperioso, e si voltò per vedere la stanza dietro di sé che resisteva invariata. Questo significava che il richiamo inarticolato era arrivato proprio dalla tela con immagini bucoliche che aveva davanti. Sporse in avanti il viso, e vide un cagnolino nero zampettare sul prato diretto dalle sue padroncine. Che, ad osservarle bene, restavano comunque ferme. Si strofinò gli occhi, avvertendo nuovamente la sensazione di solitudine disperata che l’aveva colta in strada, quando la notte del luogo era solo terrore e la sensazione di estraneità le saliva dalle gambe sino allo stomaco stretto. Improvvisamente un altro richiamo. Questa volta Eva strillò, terrorizzata di non esser riuscita a trattenersi e pronta a scoppiare in lacrime. Non accadde niente, ma il panico della ragazza diveniva sempre più esasperato poiché oramai sapeva che, se non fosse stata aiutata (svegliata! Sì, l’avrebbero dovuta scuotere sino a destarla da quel terribile incubo!), molto probabilmente lei da sola non sarebbe mai riuscita a cambiare in meglio la situazione, rimanendo intrappolata in quella magione degli orrori per sempre. Invece, dopo qualche tremito, il suo nome venne nuovamente rifatto. Per esser precisi, si può ipotizzare che stavolta venne solo pensato poiché avvertì una sensazione soffice. Come se a pensarlo fosse stato un batuffolo di cotone. Priva di un motivo razionale, si mosse poco più avanti, dove il sole forte scottava degli immensi campi di grano. Nel dipinto in questione era stato usata in modo predominante la tinta gialla, conferendo all’immagine un’idea estiva di campo aperto. Non vi era alcun personaggio, solo grano sole e cielo risplendente di giallo. Non era questo, però, il dipinto dal quale era provenuto l’appello…si sentiva trascinare istintivamente in fondo alla sala e, nel procedere, Eva ebbe la possibilità di notare che i quadri divenivano sempre più reali, ma fantasiosi e quasi impossibili da comprendere. Ad un certo punto scorse, tra due imponenti sedie di legno scuro, una grande cornice dorata che racchiudeva un disegno mostruoso minuziosamente tracciato a matita. Finalmente potette fermarsi, convinta di esser stata chiamata proprio da lì.

Questa consapevolezza la terrorizzò ancora di più.

 

 

**Talamasca**

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La sera arrivò – II parteultima modifica: 2010-01-25T11:05:27+00:00da talamasca.x
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